coppie di fatto: un'idea un pò sgangherata.... forse.
In questi giorni sto riflettendo sulle priorità, o meglio, su cosa sia più giusto lottare o mobilitarsi. Su cosa possa cambiare in meglio, sostanzialmente sullo "stato di cose" presenti.
Fino a qualche anno fa sul lottare non avrei avuto dubbi: bisogna agire per difendere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Oggi non ho cambiato idea: sia chiaro. Da marxista penso sempre che il sistema capitalista viva sulla contraddizione verticale fra capitale e lavoro, e io ho scelto di stare dalla parte di quest´ultimo e di difenderlo. Diciamo pure, in maniera forse ovvia, che è la principale iniziativa su cui i/le comunisti/e si sono sempre mossi e su cui tuttora con mille limiti (di dimensione organizzativa) continuano ad agire, perché il lavoro altrimenti non ha rappresentanza, difesa e tutela.
Il punto è però un altro. Ci si può fermare a questo nella propria attività politica o nel proprio metodo di elaborare il proprio pensiero complessivo? Ci si può limitare a difendere o qualche volta bisogna contrattaccare ? Non voglio essere "eretico", ci mancherebbe, ma vorrei aggiungere qualche elemento innovativo senza essere accusato di becero "nuovismo", mantenendo ben salde le mie "radici di bolscevico incallito".
Perché, si badi bene, nel mio ragionamento non ci sarà mai lo sradicamento delle mie "radici", tutt´al più, forse, uno "sgangherato" tentativo di dare un contributo per migliorare la situazione comunista e della sinistra: almeno nel vicentino.
Tenendo ben salda quindi "la contraddizione", cosa preme alla società berica, o meglio, su cosa si deve basare l´iniziativa dei singoli e l´attività dei soggetti associativi o partitici per rompere un sistema, un po´ "bigotto" mi si permetta, e che non va? O meglio, che non va più? Cosa si deve fare in sostanza per contrattaccare? La risposta che mi sono dato è la seguente: lottare per i diritti civili individuali! Mi ci è voluto tempo, lo ammetto, ma penso che questa risposta, almeno per quanto riguarda la Provincia di Vicenza ovviamente, sia la provocazione e la battaglia giusta per iniziare a cambiare il nostro territorio.
Lo ripeto per non essere frainteso: non smetterò assieme alle/ai compagne/i di strada della sinistra, a cui orgogliosamente appartengo, di lottare e vivere affinché il mio prossimo abbia un lavoro dignitoso, giustamente retribuito, ma soprattutto ancora presente nella propria vita, come costituzione vuole, ritenendolo un diritto e un principio fondamentale.
Voglio solo dire che, essendo Vicenza la famosa "sagrestia d´Italia" per rompere gli schemi e giovare all´intera collettività, bisogna partire dal tema più indigesto per una realtà cattolica come la nostra: una bella battaglia, da vincere, sui diritti civili!
Va detto che questo tema non è facile, non solo per il suo diretto collegamento al fatto che l´italiano medio vede ancora l´omosessualità come un peccato, ma anche per il suo incidere nelle fondamenta di ciò che per il "vicentino medio" è il cardine, molto spesso ammantato da profonda ipocrisia, cioè la famiglia tradizionale.
I diritti civili molto spesso vengono menzionati non con il loro vero significato, ma come una parola quasi vuota. Addirittura, chi è cattolico fedele a Santa Romana Chiesa urla spesso all´"orrore", per indicare il matrimonio fra gay o lesbiche! Ma cosa vorranno mai, si dice, questi: addirittura sposarsi? Orrore, orrore nel vicentino medio... Io dico che dobbiamo lavorare tutti e tutte per impedire non tanto che quando si parla di diritti civili si vada subito a ragionare di omosessualità (il che ci può anche stare, perché in fondo è il non negare la libertà di amarsi senza essere per forza etero il primo diritto civile da garantire!), ma che si tolga dal proprio lessico la parola "orrore"! Sarà difficile perché si deve combattere contro non solo la morale cattolica, ma anche contro i "benpensanti", che sono la peggior specie di lottatori indiretti contro il riconoscimento dei diritti civili, quelli che spesso pronunciano le classiche frasi fatte: ".... Io ho molto rispetto dei gay, ho molti amici gay, ma il
riconoscimento delle coppie di fatto..."
Forse la mia è solo un´opinione sgangherata, come dicevo, forse ho sbagliato tutto, ma credo che rivoluzionare un sistema, per renderlo migliore, significhi anche rivoluzionare il modo di pensare partendo dalle cose difficili: ci riusciremo? Ci dobbiamo riuscire, ci dobbiamo almeno provare! Ed è per questa ragione che ritengo la battaglia del comitato Dir.Vi sul riconoscimento delle copie di fatto (tramite certificato di famiglia anagrafica) a Vicenza città sia la strada giusta: io ci credo fortemente!
La cosa che mi fa arrabbiare è che la reazione della politica vicentina sia non solo scontata, ma persino banale. Il PDL (la parte ex AN, ex MSI, ex fascio) si scaglia contro l´ipotesi del comitato, la sinistra lo appoggia: niente di più scontato! Perché per la destra, anche se non lo dice apertamente, non è possibile che una persona "normale" possa essere omosessuale. Una ripassatina di storia a certa gente non farebbe mai male...
Addirittura alcuni tirano su le "barricate" dimenticando che dietro al riconoscimento delle coppie di fatto non ci sono solo gay, lesbiche o trans, ma esistono anche coppie etero che non credono nel matrimonio tradizionale, e che vorrebbero avere riconoscimenti e diritti che oggi vengono loro negati, come la possibilità di accudire il compagno o la compagna malati all´opedale.
Perché trattare questi uomini e donne come persone diverse? Non si amano forse come le coppie tradizionali?
Variati, il Sindaco cattolico, ha deciso di sostenere la battaglia dei diritti civili: durerà? E´ già finita nella ribellione e non condivisione dell´UDC, che rischia di mettere in soffitta il suo progetto civico o Grande Coalizione che governa e governerà? O forse questa reazione dell´UDC serve proprio al suo progetto civico, per alimentarlo, per renderlo più credibile. Chi vivrà vedrà... Certo, spero che questa presa di posizione del Sindaco rimanga, e non si collochi all´interno del becero "posizionamento di convenienza ". Spero che faccia una vera lotta nella Sua amministrazione perché prevalga, ma non per calcoli politici (questo sì sarebbe del becero nuovismo!) semplicemente perché è giusto e ci crede. Perché se così non fosse e il suo fosse mero opportunismo, non farebbe una gran figura.
Forse questa vicenda dalle varie prese di posizione più o meno scontate rende palese, mi si permetta di dire, il vero problema, e cioè che c´è una desolante assenza di quadro dirigente, soprattutto politico. Quello attuale sembra vivere di schemi, piuttosto che riflettere sulle esigenze reali della società: diciamo che si è perso "il bello" della politica di programmare guardando al futuro. In maniera riflessiva, ragionata e lungimirante, e non perché fa comodo oggi, ai fini del consenso elettorale.
Forse con quest´ultima analisi potrebbe sembrare che io sia andato forse un po´ fuori tema, ma in realtà è per questo che mi sono convinto che se si vincerà la battaglia dei diritti civili, si sarà iniziato un cambiamento epocale per Vicenza e forse tutto il resto sarà più facile.
Se sbaglio accetto critiche, suggerimenti o altri punti di vista, nella convinzione che si può interloquire intellettualmente, anche duramente, nel rispetto delle posizioni reciproche. Sia chiara una cosa, io non voglio insegnare nulla a nessuno, né offendere alcuno; voglio solo provare ad aggiungere alcuni spunti: perché non provare?