Lettera di proposte alle istituzioni sulla Filivivi ex Lanerossi di Piovene Rocchette(VI).
Vicenza, 3 Agosto 2012
Alla Cortese Attenzione di
Sindaco di Piovene Rocchette
Sindaco di Cogollo del Cengio
Sindaco di Santorso
Sindaco di Velo d’Astico
Sindaco di Arsiero
Sindaco di Chiuppano
Sindaco di Carrè
Sindaco di Tonezza
Sindaco di Valdastico
Sindaco di Thiene
Sindaco di Schio
Sindaco di Zugliano
Sindaco di Zanè
Sindaco di Caltrano
Sindaco di Calvene
Sindaco di Marano Vicentino
Sindaco di Lugo
Sindaco di Malo
Sindaco di Torrebelvicino
Sindaco di Posina
Sindaco di Fara Vicentino
Sindaco San Vito di Leguzzano
Sindaco di Laghi
Commissario della Provincia di Vicenza
Governatore della Regione Veneto
Oggetto: crisi Filivi di Piovene Rocchette.
Abbiamo avuto modo, più volte, di segnalare pubblicamente la nostra contrarietà alla chiusura dello stabilimento di Piovene Rocchette dell’azienda Filivivi: tale scelta, conseguente alla decisione di spostare le lavorazioni del reparto filatura in Romania, determinerebbe un’inaccettabile impoverimento industriale e occupazionale del territorio.
Ribadiamo, come fatto di recente all’assemblea pubblica di giovedì 26, che le 121 persone che stanno perdendo il posto di lavoro ben difficilmente (per usare un eufemismo) riusciranno a trovare, in tempi brevi, un altro impiego.
Oltre al dramma sociale di chi sta perdendo il posto di lavoro, ricordiamo anche l’inaccettabilità dell’ennesimo impoverimento produttivo e industriale di un territorio che alle proprie attività produttive ha dato parecchio nel corso del tempo: in particolare richiamiamo il grande attaccamento al lavoro e l’ampia disponibilità ad adeguarsi alle esigenze dell’impresa manifestata nel corso degli anni dalle maestranze (v. nel 2008 l’accordo stipulato per soddisfare gli ordini termini di consegna inderogabili) di importanti clienti con cui si è concordato il ricorso ad un’ampia flessibilità costituita da alcuni sabati lavorativi; a fine 2008, in considerazione dell’elevata stagionalità della vendita dei prodotti filati (concentrata per il 70% nel primo semestre dell’anno) è stata concordata una articolazione plurisettimanale multiperiodale dell’orario contrattuale; nel 2011 è stato sottoscritto un accordo per il ricorso al Contratto di Solidarietà.
Oggetto di chiusura presso lo stabilimento è il reparto della filatura che occupa la stragrande maggioranza dei dipendenti Filivivi.
Ricordiamo che la filatura costituisce una delle prime fasi della filiera del tessile: pertanto la qualità del prodotto che viene realizzato da questa fase della lavorazione della filiera tessile, dipende la qualità delle lavorazioni delle fasi successive fino al prodotto finale.
Non è pensabile, infatti, dal punto di vista qualitativo, le lavorazioni della filatura (e delle altre operazioni ad essa connesse come, nel caso, di Piovene, la tintura) da quelle della restante parte della catena produttiva.
Del resto, lo stesso CCNL del settore tessile, esprime una analoga preoccupazione riguardo allo stato complessivo del settore ed alle politiche industriali: viene prevista l’istituzione di un Osservatorio Nazionale Tessile Abbigliamento Moda con competenze di analisi in materia di attività produttiva, andamento congiunturale e dei consumi; competitività del settore e dei comparti; i costi dell’energia e delle materie prime; gli investimenti, con particolare riguardo a quelli per ricerca e formazione; l’evoluzione della tecnologia e dell’organizzazione aziendale con particolare riferimento alle conseguenze sull’occupazione ecc.
Il medesimo CCNL prevede altresì di attivare a livello locale (nelle aree caratterizzate da un elevato grado di omogeneità e da una significativa concentrazione di aziende del settore) momenti di analisi e confronto congiunto sull’andamento produttivo e occupazionale delle imprese del settore Tessile Abbigliamento Moda del territorio (andamento dell’attività produttiva e competitività settoriale; struttura ed evoluzione dell’occupazione; programmi di investimento e diversificazione produttiva; tendenze del decentramento produttivo sia in Italia che all’estero; il costo dell’energia e le iniziative finalizzate al risparmio energetico ecc.).
Riteniamo che in provincia di Vicenza ricorrano le condizioni per una costituzione immediata di tale Osservatorio Locale tra le cui competenze (fissate nel predetto CCNL) figurano proprio le principali criticità del caso Filivivi (Costo della materia prima e dell’energia, strategia di decentramento produttivo, politiche degli investimento e dell’innovazione ecc.).
Il caso della Filivivi, infatti, deve essere trattato nell’ambito del quadro complessivo della filiera Tessile – Abbigliamento – Moda che nel territorio vicentino vanta una forte concentrazione di imprese, oltre che una secolare storia ed esperienza.
Parallelamente alla costituzione dell’Osservatorio Locale, suggeriamo che si costituisca, da subito, un Tavolo di Crisi Filivivi composto dalle istituzioni locali (Comuni del comprensorio; Provincia di Vicenza, Regione Veneto).
A tale Tavolo, anche congiuntamente con L?osservatorio Locale, compete innanzitutto il compito di segnalare lo stato di crisi della Filivivi al Governo ed in particolare al Ministero dello Sviluppo Economico al fine di consentire l’apertura presso la sede del MISE di una specifica vertenza.
Esiste infatti una differenza sostanziale tra le procedure gestire dal solo Ministero del Lavoro e quelle che, invece, coinvolgono anche il MISE: mentre le prime si limitano alla stipula di accordi in materia di ammortizzatori sociali, le seconde consentono di aprire una prospettiva ad interventi e soluzioni di carattere produttivo – industriale (e quindi occupazionale). Noi riteniamo che il ricorso agli ammortizzatori sociali abbia un senso per consentire di disporre di adeguati periodi di tempo per costruire soluzioni industriali alle crisi che si stanno manifestando; al contrario, la CIGS si limiterebbe ad una funzione di mera assistenza sociale per un determinato (breve) periodo di tempo.
Questo periodo di tempo, cioè quello della copertura garantita dagli ammortizzatori sociali, deve essere interamente speso per studiare e costruire concretamente possibili interventi che garantiscano la continuità produttiva (anche con nuovi soggetti imprenditoriali) presso lo stabilimento Filivivi di Piovene e/o interventi di reindustrializzazione.
Esplicitiamo in seguito alcuni esempi (si tratta, pertanto, di una indicazione meramente esemplificativa in quanto riteniamo che si debbano esplorare tutte le strade utili al salvataggio di questa importante realtà produttiva e occupazionale del territorio).
È stata proprio l’apertura di una specifica procedura presso il MISE ad aver consentito una positiva conclusione della vertenza OMSA attraverso un accordo per la reindustrializzazione del sito.
Il caso OMSA appartiene al medesimo settore industriale della Filivivi e con la fabbrica vicentina condivide il destino della delocalizzazione produttiva (nel caso delle calze faentine verso la Serbia).
Il punto di svolta di tale vertenza è stato il verbale di accordo sottoscritto al MISE in data 25 febbraio 2010 in base al quale “L’azienda si è impegnata da subito ad attivarsi per individuare e favorire l’insediamento di nuove attività imprenditoriali presso il sito di Faenza che consentano l’impiego (anche parziale) dei lavoratori/trici attualmente occupati”.
A questo impegno ha fatto seguito la costituzione di un apposito Gruppo di lavoro presso il Ministero dello Sviluppo Economico al quale hanno preso parte l’Azienda, le OOSS Nazionali e territoriali, la Regione e le istituzioni locali per valutare “periodicamente le ipotesi di soluzione al fine di superare gli ostacoli che si frapponessero alla loro rapida attuazione”.
Nei momenti di difficoltà le Organizzazioni Sindacali e le istituzioni hanno fatto fronte comune presentandosi compatte nei confronti dell’azienda per richiamarla alle proprie responsabilità sociali e al rispetto di quanto sottoscritto.
Va sottolineato che, al momento della concessione della CIG in deroga (Verbale del Ministero del Lavoro del 22.02.2012), a fronte della notizia della individuazione di un possibile imprenditore interessato alla acquisizione dello stabilimento per svolgervi attività industriali”, “il MISE, la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Ravenna e il Sindaco del Comune di Faenza hanno manifestato il loro impegno a supportare il concreto percorso di deindustrializzazione (…) attivandosi e predisponendo tutti gli strumenti all’uopo necessari per consentire una positiva conclusione delle trattative”.
Nel marzo del 2012 è stato sottoscritto in sede locale un primo accordo con il nuovo imprenditore che ha portato ad inserire “a tempo indeterminato nella propria attività produttiva un numero massimo di 140 lavoratori e lavoratrici dell’ex stabilimento OMSA di Faenza”, fatte salve “necessità occupazionali aggiuntive”. Quindi vengono salvati almeno 140 posti di lavoro con la possibilità di aggiungervene altri.
Nell’ambito dei possibili percorsi attivabili, ci permettiamo di suggerire, sempre a titolo esemplificativo, alcuni strumenti che potrebbero favorire interventi finalizzati alla continuità produttiva e/o deindustrializzazione del sito.
Innanzitutto riteniamo, sempre nell’ottica della valorizzazione e del rafforzamento del distretto Tessile Abbigliamento Moda del vicentino, che vada verificata la possibilità di attivare un confronto tra OO.SS., istituzioni locali (Comuni, Provincia, Regione) e Confindustria locale per verificare la fattibilità di un percorso che punti a salvaguardare l’intera filiera, comprese le lavorazioni della filatura e tintoria.
Non sta a noi indicare nomi ed imprese, ma riteniamo che uno sforzo in questa direzione vada fatto con il coinvolgimento e la responsabilizzazione di tutte le parti sociali.
Esistono strumenti che il Tavolo di Crisi e l’eventuale apertura di una procedura presso il Mise possono verificare di attivare:
1) Veneto Sviluppo: la società finanziaria, partecipata al 51% dalla Regione del Veneto e per il restante 49% da undici gruppi bancari nazionali e regionali, che contribuisce ad attuare le linee di programmazione economica dell'ente regionale attraverso l’attivazione e la gestione di specifici strumenti finanziari a favore delle piccole e medie imprese venete appartenenti a pressochè tutti i settori di attività.
2) L’attivazione delle misure previste dalla DGR del 17/04/2012 con cui la Giunta Regionale del Veneto ha ridefinito un nuovo Piano Straordinario Anticrisi per gli esercizi 2012 e 2013, individuando nuove modalità operative per i principali Fondi di rotazione regionali.
3) Il Fondo di Investimento Italiano: costituita da Ministero dell’Economia e delle Finanze, Cassa Depositi e Prestiti, Intesa-Sanpaolo, UniCredit Group, Banca Monte dei Paschi di Siena l’Associazione Bancaria Italiana e la Confindustria; la sua attività è indirizzata ad agevolare nel medio termine: a) i processi di patrimonializzazione di singole imprese o; b) l’aggregazione tra imprese che vogliano condividere un progetto di sviluppo comune ed essere per questo affiancate dalle risorse umane e finanziarie del Fondo. (ovviamente si tratta di verificare l’attivazione di queste misure non per il salvataggioo dell’impresa Filivivi – opzione espressamente vietata dal Progetto del Fondo – ma di sostenere altre iniziative imprenditoriali finalizzate comunque ad intervenire sullo stabilimento ex Lanerossi);
4) Il Fondo Strategico Italiano Spa (FSI): creato per Legge (Decreto Ministeriale 8 maggio 2011), è una holding di partecipazioni il cui azionista strategico è la Cassa Depositi e Prestiti, Spa pubblica (70% Ministero dell’Economia e delle Finanze, 30% Fondazioni di origine bancaria) attiva nel sostegno dell’economia e nello sviluppo infrastrutturale. Nell’azionariato di FSI, a CDP si affianca il MEF, tramite Fintecna. Esso opera in materia di “Consolidamento domestico” (creazione di aziende dimensionalmente importanti per essere competitive a livello globale, con benefici significativi derivanti da sinergie nella costruzione di reti commerciali ed investimenti in R&D); “Investimenti nell'azienda capo filiera” (per migliorare il posizionamento competitivo, generando ricadute lungo tutta la filiera); “Riorganizzazione struttura azionaria” (Investimento in aziende a rischio di successione generazionale e/o aziende quotate potenzialmente vulnerabili per stabilizzarne l'azionariato).
A disposizione per approfondimenti e contributi.
Distinti saluti
Giuliano Ezzelini Storti Matteo Gaddi
Segretario Provinciale di Vicenza PRC-FDS Resp. Nazionale Nord PRC-FDS